Pubblicato da: 2g | martedì, 4 settembre 2007

Não coentro, por favor (dia 3)

“Coentro” vuol dire “coriandolo”, erba aromatica ampiamente usata nella cucina portoghese. Se, come Giulia, non potete sopportare la freschezza iniziale e il retrogusto sgradevole apportato dalla sua aggiunta ai piatti, state lontani dal Portogallo, non ordinate nei ristoranti tipici portoghesi i vari “arroz de mariscos” e “bacalhau” o almeno imparate questa frase: “O meu prato sem coentro, por favor!” (stringete la pronuncia delle “o” ad assomigliare ad “u”, mi raccomando)

Quello che segue avviene tra le 7 e le 24 dell’11 Agosto 2007. 

Al terzo giorno eravamo tutti più navigati nelle ordinazioni. Alla mattina incontrando la simpatica signora dell’ostello ho detto: “Bon dia! Não ovos, não pão hoje.” Avevo comprato yogurt e all-bran al supermercato il giorno prima, mentre le Scalzolaro sister facevano incetta di IceTea Pêssego e snack vari. La signora ci è rimasta molto male per le non-uova e non-pane, quasi si metteva a piangere.😦

Il giorno 11 abbiamo visto il Bairro Alto, letteralmelte “quartiere alto”, e il Chado.

Se vi posizionate su Rua Augusta con le spalle al porto e alla praça do Comercio, vi trovate Alfama a destra, Bairro Alto a sinistra e Rossio avanti, più o meno.

Prendiamo il sempre utile 28E e arriviamo fino ad un certo punto, poi è tutta a piedi. Verso sera scopriremo che c’é una strada gratuita, semplice e diretta che collega Baixa al Chado. Un passaggio di collegamento alla fermata della metropolitana, “Baixa-Chado” appunto, che con 6 scale mobili collega i due quartieri.

Appena arrivati ci imbattiamo nelle riprese televisive davanti al famoso bar “A Brasileira”. Divertente vedere il best boy dare le istruzioni alle comparse perché pestino pesantemente i piedi.

Il Chado è il quartiere più pop-cool-fixe-porreiro di Lisbona, con una via dello struscio e tanti locali per le cene serali.

Ci fermiamo in un bar, dove proviamo le famose “pasteis de natas”, proviamo i vari tipi di caffé (galao, garroto e bica…, claros e escuro) e veniamo istruti sulla nostra prima lezione collettiva di portoghese (obrigado, obrigada, obrigados, obrigadas).

Troviamo il museo degli azulejos e quello dei burattini. Stupendi, molto tranquilli. Prendetevi tutto il tempo per far bruciare il registratore di cassa e usare la macchina dell’effetto vento del museo dei burattini. Noi l’abbiamo fatto, che caos!😀

In qualche momento del primo pomeriggio una signora ci tiene una lezione in portoghese sull’architettura di Lisbona, le sue costruzioni antisismiche (dopo il 1755) e ci illustra sulle possibili esposizioni d’arte che potremmo andare a vedere. Probabilmente era insegnante alle Belle Arti, o parlava e gesticolava come mia zia Carmela che è tale. In compenso abbiamo scoperto un nuovo modo per contare con le mani, storcendosi le dita verso l’esterno del palmo.😀

In qualche momento della giornata abbiamo perso molto tempo al giardino botanico e alla casa de as bomboletas (farfalle), dove Paolo e Gian hanno provato il miglior cha della loro vita. Abbiamo ipotizzato che lo producessero con l’infuso di farfalle e potrebbe essere la verità.😀

Non c’é tempo per cenare ad un locale imbucato e tipico perché lo gnomo Burt (conosciuto come Andrea) arriva alle 21 circa dalla Germania. Siamo tutti desiderosi di andare all’aeroporto ad attenderlo. Ripieghiamo per il posto più turistico che troviamo, dove fanno da mangiare ininterrottamente dalle 10 alle 22, io ho mangiato il peggior bacalhau com coentro, e dove gli spacciatori ti portano le loro spezie al tavolo mentre stai mangiando.😀

Come vi immaginate che lo gnomo Burt scenda da un aereo, come sia vestito insomma? Io lo immaginavo con pantaloni corti, scarpe da ginnastica, una polo e un cappello in testa.

Non mi sono sbagliato di molto. Al posto delle scarpe aveva degli infradito, in più aveva una sciarpa rosa a coprirgli il collo.😀

Eravamo tentati di girarci ed andarcene, ma ci ha visti! Dannazione!😀

Lo gnomo Burt insiste per fare quattro passi per il viale. Gian lo accompagna. Ritornano raccontando della scena di Burt che con faccia di bronzo dice “Tomorrow!” allo spacciatore che se ne va via speranzoso.

“Tomorrow!”😀


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