Pubblicato da: 2g | martedì, 20 novembre 2007

Não coentro, por favor (dia 7)

Dai che entro natale potrei archiviare Não coentro, por favor e farne un librettino-saggio con foto e commenti. C’è gente che ne compra, sapete😀

Un bellissimo regalo di natale per vlad, se non avete idee.

Scrivendo questo articolo, mi sono reso conto che è ben più lungo degli altri. Abbiate pazienza, ne varrà la pena.

😀

Quello che segue avviene tra le 7 e le 24 del 15 Agosto 2007.

Non aveva mai piovuto fino ad allora. Un tempo stupendo, soleggiato e ventilato, ci aveva accompagnati sulle colline e sui miradouros, sulle rime del Tago e persino nei centri commerciali e musei.

But never is.

Ci siamo svegliati a Ferragosto con un clima leggermente diverso, preannunciante pioggia. Abbiamo ringraziato le nuvole di non essere arrivate il giorno prima e di averci lasciato prendere un po’ di sole.

Appena svegli ci siamo resi conto che Gianluca era parecchio terminale come caso clinico di ustione solare. Ci siamo guardati e abbiamo valutato che ovunque avessimo voluto andare sarebbe stato un tormento per lui e le sue piaghe. Quindi l’abbiamo lasciato all’insana mente di Andrea e siamo partiti in quattro (io, Hermione, Pêssego e vlad) per l’ultima giornata vera e piena in Portogallo.

Ma cosa vedere? Lisbona, più o meno l’avevamo girata. Mancava l’Aqueduto das Águas Livres, che avremmo visto in tutte le sue angolazioni comodamente nel pomeriggio.

Mancavano le piccole città più nell’entroterra, comunque vicine e raggiungibili col treno: Sintra, Mafra, Queluz, per dirne alcune.

Quella mattina abbiamo scoperto che la tratta ferroviaria che terminava a Rossio era stata accorciata e che il nuovo capolinea era al jardim zoologico. Io ho sfoggiato tutto il portoghese che non ho con l’assistente alla metropolitana che mi ha confermato la nostra intuizione.

Come in Italia. Rattoppano le cartine con fogli bianchi e vanno avanti.😀

Troviamo la stazione e prendiamo il treno. Sul tragitto mi ricordo che sono passate sui led del vagone le indicazioni per le fermate di Benfica e Queluz. Ma prima siamo andati a Sintra.

sintra

Pochi chilometri all’interno e sali di molto. Il clima è umido, nebbioso-piovoso, almeno lo era quel giorno. L’utile poncho, già servito da coperta da picnic e da sotto-telo-mare, è ritornato indispensabile prima contro il fresco collinare e poi la pioggia copiosa.

Ci sono due castelli. Ma di mercoledì, o forse di ferragosto, rimangono chiusi.
Ci siamo rintanati in un bar, abbiamo ordinato caffé e derivati assieme a dei dolci tipici. Io ho preso una pasta de nata, perché non l’avevo ancora assaggiata. Gli altri hanno tentato la fortuna con la queijada, visto soprattutto che eravamo alla Casa das queijadas.

Siamo usciti e abbiamo atteso che finisse di piovere sotto un ampio porticato di un castello con molti altri turisti. Quindi siamo andati a Queluz.

Dopo alcuni giri arriviamo finalmente al palazzo reale, dove abitarono D. João VI e Carlota Joaquina (princesa do Brasil), D. Pedro IV (1º Imperador do Brasil) e D. Maria I (a louca).

L’insanità mentale di Maria I imperversa su tutto il palazzo e in tutto il complesso di giardini sul retro. Al primo quadro siamo rimasti perplessi, al secondo cercavamo ancora una spiegazione, al terzo abbiamo cominciato a ridere.

Ricordiamo i turisti inglesi che hanno fatto il giro con noi e che come noi hanno cominciato a titubare della propria sanità mentale.

Il top è stato una serie di statue delle fontane con bambini litigiosi e soprattutto la mia preferita, che ho messo come wallpaper del desktop. Mi immagino la scena.fontana

Maria I: voglio costruire una nuova fontana artistica.
Artista: Sì! Quale soggetto vuole che io rappresenti?
Maria I: carpe!
Artista: Sì, carpe. Segnato. (Questa è pazza!)
Maria I: e una scimmia…
Artista: Scimmia, certo… (pensa solo ai soldi che mi darà!)
Maria I: Oh, oh, oh! Dimenticavo, la scimmia ha un cappello in testa…
Artista: ed è strabica e tiene in mano una nacchera per far scappare le carpe… (spero che nessuno sappia mai che la farò io, altrimenti sarò rovinato😦 )
Maria I: Geniale!😀

Siamo usciti dal palazzo, tentati di comprare qualche souvenir con foto di Maria I. (Idea! Il prossimo Halloween ci potremmo tutti vestire da Maria I😀 )

Siamo tornati a Lisbona.

Sulla via del ritorno scopriamo come hanno passato la giornata Andrea e Gianluca.

miradouroPresi dalla noia, i due hanno noleggiato un paio di motorini e sono arrivati fino a Cascais. Lì hanno visto la famosa boca do Inferno e hanno acquistato il presunto de pata negra che tanto Gianluca cercava e voleva portare a casa. Andrea al ritorno ha caricato il prosciutto intero sul motorino tenendolo tra le gambe. Stavano tornando quando… finale drammatico!

Andrea si è … (what’s the italian for “ramenato”?) … è scivolato col motorino sull’asfalto. Si è sbucciato piede e gamba, perché ovviamente in motorino è saggio andarci in ciabatte e coi pantaloncini corti.😦

E qui altra scena raccontata. Gianluca va di casa in casa a chiedere l’occorrente di pronto soccorso per medicare Andrea. Lo sceneggiatore doveva aver bevuto quel giorno.😀

Se vi capitasse un Gianluca qualsiasi:

  • alterato dalla febbre dell’insolazione del giorno prima
  • che vi parla in italo-inglese maccheronico (e voi siete portoghesi, vi ricordo)
  • che è agitato come non pochi perché c’é stato un incidente in strada

voi gli aprireste? E’ quel tipo di domande che difficilmente hanno una risposta vera, o che corrisponde a quella a cui pensiamo a freddo. Quel giorno qualcuno gli apri e diede loro una mano. Solidarietà pura😀

Quando arrivammo nel pomeriggio a Lisbona, i due erano sulla strada del ritorno. Quindi noi potevamo girare ancora due o tre posti.aqueduto

Siamo andati al miradouro da cui si vede praça Marques de Pombal, in un altro giardino e quindi alla ricerca dell’Aqueduto das Águas Livres.
Come scoprimmo una volta arrivati, parte dell’acquedotto è interrato nelle strade e ci sono pochi punti da cui si possono ammirare da vicino gli archi dell’acquedotto, dove visibile.
Inoltre, leggendo la guida scoprimmo perché il camminamento pubblico sul ponte è chiuso al pubblico. Nel 1853, un certo Diogo Alves (o Pancadas) derubava le coppiette, uccideva l’uomo e lanciava di sotto la donna, affinché la polizia credesse ad un caso di omicidio-suicido. Ma visto che gli omicidi-suicidi erano diventati parecchi… alla lunga riuscirono a catturarlo. Viene annoverato come ultimo condannato a morte attraverso la decapitazione della storia del Portogallo. Per chi volesse c’é un film del 1911: Os crimes de Diogo Alves, ma temo che non abbia avuto una grande distribuzione.😀

Fatte le foto al ponte, siamo tornati all’ostello per il relax pre-cena, in attesa che anche i due pirati in motorino tornassero dalle loro scorribande sulla costa.

Per cena dovevamo andare ad un ristorante segnalato dalle guide ma, visto che era chiuso per ristrutturazioni, ci siamo fermati altrove. Un ristorante pervaso di italianità aveva occupato una piccola piazzetta con panche e tavoli. Un menu semplice ed ampio, a base di pesce e carne ai ferri e di zuppe di verdure, ci ha invogliato a restare (cucinavano per strada…). La richiesta di non inserire il coriadolo nei piatti è stata accolta dal cameriere con faccia interrogativa, quasi schifata. Molto probabilmente nei piatti ai ferri il coriandolo non sarebbe stato comunque messo, ma per noi era vitale chiederlo😀

Fine serata da film da azione. Hermione e Gianluca litigano per futili motivi (così direbbe almeno la polizia, Hermione non so…), io mi ritrovo nel fuoco incrociato di pezzi di pane e, prima che uno dei due tenti di affondare una coltellata nell’avversario (un po’ ci speravo😦 ), Hermione si alza e se ne va. Inutile dire che abbiamo dovuto far capire ad Andrea che avrebbe dovuto seguire la fuggitiva. Noi rimanenti avremmo preso comodamente il caffé, pagato il conto e saremmo ritornati all’ostello. Con tutta calma.risto

Altro brivido a fine serata fu quando abbiamo scoperto che Pêssego non aveva con sé il biglietto dei mezzi, risolto quando l’autista ha detto che per un tratto di sole due fermate non si poneva nemmeno il disturbo di farle pagare la corsa. E questa è la storia di come Pêssego fece la portoghese a Lisbona😀


Responses

  1. Splendido! Finisce qui o continua? Ho come l’impressione che tu faccia passare per idiota e imbranato Andrea … ma non è imbranato! (😀 … Scusa Andrew … non ho resistito!)

  2. Il racconto dovrebbe concludersi con il viaggio di ritorno (dia 8), magari con un senso di ciclicità nel racconto che ti fa dire “Perché non rileggerlo nuovamente”, oppure no.

    Questa è verità di cronaca, quindi non può essere oggettiva per definizione.
    Ank’io reputo che Andrea non sia imbranato e comunque non lo “faccio passare” certo io per idiota😀

    Stavo pensando che con una riscrittura integrale, con toni più da documentario-racconto, posso pubblicarlo in formato pdf usando LaTeX (così da fare un po’ di esercizio). Il problema più grosso sarà convertire gli smile in parole che ne danno il senso😀

  3. Concordo con il riscriverlo in LaTeX. Per le faccine forse trovi qualche package …
    Poi quando è completo rileggo tutto dall’inizio… forte!


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