Pubblicato da: 2g | giovedì, 29 novembre 2007

Não coentro, por favor (dia 8)

Ed ecco l’ultima gemma di questa serie di cronache sul viaggio a Lisbona. E’ un dispiacere pensare che il viaggio è gia finito, anche di essere scritto. Mi si stringe il cuore.

Manca solo il video, in eterna post-produzione. Le case cinematografiche che se lo contendono danno l’uscita per il 2008, ma non ci giurerei.😦

Qui parte il sondaggio sul titolo che potrebbe avere la trasposizione cinematografica delle cronache riportate nel blog. Escludendo il titolo Não coentro, por favor!, date sfogo alla vostra creatività. Grazie!

Quello che segue avviene tra le 7 del 16 Agosto 2007 e le 7 del giorno successivo.

Io sono una persona abbastanza ordinata quando viaggio.

Per il caos in camera mia, ho chiesto già l’indulto e mi rammenterò di accennarlo nel Viaticum tra i tanti peccati mortali di cui mi sono macchiato e continuo a perpetrare e reiterare.

Stavo dicendo, io sono una persona abbastanza ordinata quando viaggio. Non lascio oggetti in giro e tiro fuori dalla valigia il minimo necessario per l’esigenze immediate. Non arredo la mia postazione di lavoro con soprammobili o foto, perché dovrei farlo quando sono in viaggio? Comunque il caos minimo si forma almeno in due momenti. Quando si arriva e quando si riparte.

Il giorno prima avevo già chiuso il trolley. Avevo deciso che le scarpe di sicurezza non ci sarebbero entrate per far spazio ai souvenir (una bottiglia di Vinho Porto, 3 magliette, un cappellino, un dvd-documentario di Lisbona e il cavatappi col galletto portoghese) e così è stato. Ma nel mentre insaccavo i pacchi e incastravo in modo sensato arrivano in camera una troupe per fare delle foto per una rivista di viaggi. Per fortuna poi ci hanno ripensato perché c’era poca luce, altrimenti avreste potuto vedere come si fa una valigia. Quando sono usciti ho urlato “GraZZZieaDDDio!” e devono anche avrerlo sentito anche in strada😀

Il giorno della partenza mi rodeva ancora.

In sei del gruppo abbiamo preso tre voli differenti:

  • Io, vlad, Pêssego e sorella partenza alla mattina verso Venezia
  • Gianluca a mezzogiorno verso Milano
  • Ciccio verso il paese dei crauti a sera

Dato che Gianluca era in grado il giorno prima di andare in motorino, non lo era il giorno dopo di prendere i mezzi pubblici con noi. Lui e Andrea hanno preso un taxi😀

Intanto noi affrontiamo il viaggio verso l’aeroporto con le valigie e con un allegro tentativo di furto ai danni di vlad. Niente paura, non è successo nulla. E’ caduto il portafoglio accidentalmente dal marsupio. Ma tutti i passeggeri non facevano altro che parlare dell’accaduto. (“Turista, …, turistas, …“)

Arrivati all’aeroporto facciamo il check-in e nel mentre c’è il tempo per una sessione di massaggi alla schiena a cascata (Pêssego a Hermione e lei ad Andrea). Una volta imbarcate le valigie ci salutiamo e noi entriamo all’interno della zona commerciale.

Lì finiamo inevitabilmente attirati dai souvenir più costosi al mondo. Ma di certo non puoi tornare senza 6 fette di presunto del Pata Negra (12 euro), un queijo azeitão (12 euro), una bottiglia di Vinho Porto (18 euro), una bottiglia di olio piccante di piripiri (chiedete a Hermione il costo) o una maglietta “Come to the Dark side… We have biscuits!” (a vlad, per questo)

Il doppio viaggio aereo fila molto liscio, questa volta. Abbiamo giusto il tempo di inghiottire un boccadillo al volo a Madrid per poi fare una corsa estrema per tutta la lunghezza del terminal. Digerito tutto.

Una volta arrivati a Venezia, ci salutiamo con Pêssego e sorella. Loro avevano il passaggio a casa in auto. Io e vlad invece abbiamo preso il treno a Mestre.

Da lì, vlad sarebbe tornato a casa mentre io avrei preso l’intercity notte e avrei raggiunto i miei al mare. La prossima volta ricordatemi di farmi fare il volo di ritorno verso Bari Palese, grazie!

Ci sono due cose che succedono sempre quando rientri in Italia. La prima è che, almeno d’estate, devi fare i conti con zanzare ed umidità che per una settimana non hai saputo nemmeno che esistesse. La seconda è che in Italia la gente ascolta le tue conversazioni, soprattutto se parli italiano. Quindi il tono dei discorsi va riportato drasticamente a livelli di portata ravvicinata, o altrimenti risulteresti maleducato😀

Forse sarò un po’ paranoico… ma vlad ascolta tutto quello che passa nell’etere ([Nds]… che siccome c’ho ‘sto problema che non riesco ad andare in bagno…), per poi dimenticarselo in fretta.

Quindi dopo due panini e un mezzo litro d’acqua gustati al bar della stazione ho lasciato Paolo al suo regionale e sono montato in carrozza. Una volta in cabina, ho chiuso la porta e l’ho riaperta il mattina dopo, in tempo per prendere un caffé assieme al cuccettista e scendere alla stazione d’arrivo, dove mi attendeva una settimana di mare e di sole con la mia famiglia.

😀


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