Mi sto annoiando forte. Aiuto!
Ho tentato un trasferimento a questo nuovo indirizzo.
Ci vediamo dall’altra parte! ![]()
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Amati sudditi
è da un bel po’ che manco di parlare di vita quotidiana. Se non fossi appassionato di cinema e non mi arrivasse l’angolo di Paolo, probabilmente questo blog rimarrebbe vuoto per settimane.
Probabilmente per riempire, parlerei del tempo. Ma lo lascio fare ad altri blog
Quindi scriviamo un breve racconto della vita quotidiana.
Titolo: Avete anche voi la Murgia?
Emily: ci sono posti nella pianura padana in cui, se abbatti un albero, la gente si perde per sempre da quanto piatto è il panorama.
2g: è la stessa sensazione che ho avuto percorrendo il Tavoliere, ci sono punti in cui non di vede da una parte il Gargano e dall’altra la Murgia e il subappennino…
Faso: avete anche voi la Murgia?
2g: certo, è la stessa, è lì in lontananza ma c’é. Un po’ di geografia, per favore! Sembra uno sketch di Gianni e Pinotto. “Avete anche voi la Murgia? Quale Murgia? Quella Murgia?”, suvvia…
Morali:
- Tanto va il Faso al lardo che si perde nella Murgia.
- Non avrai altra Murgia all’infuori di quella.
- C’è un po’ di Murgia che titaneggia nel cuore anche nel più piccolo di noi
Mi è sopraggiunta una epifania. Visto che Silvia ci deve un Capodanno a casa sua, potremmo festeggiare quello cinese o “la festa della primavera” che cade giorno 7 febbraio. E’ giovedi? Posticipiamo al sabato? 9 febbraio! Che dite?
Festeggia anche tu l’inizio dell’anno Wu Zi, cioé del Topo e della Terra. Per i petardi ci attrezziamo, non vi preoccupate! ![]()
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La domanda dell’angolo:
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Tags: galateo, lingue-usi-costumi, Monty Python, scommessa, spam
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La domanda dell’angolo:
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Tags: biologia, DNA, fumetti, galateo, galline, Mike Buongiorno
| Daniel Pennac è un autore francese contemporaneo, nel senso che è vivo e attivo (al contrario di Marion Zimmer Bradley che continua a scrivere nonostante sia morta da tempo). È conosciuto per la serie di libri incentrati sulle vicende della famiglia Malaussène: Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène, La passione secondo Therese e Ultime notizie dalla famiglia (personalmente ho letto i primi quattro).
La strana famiglia Malaussène è composta da vari fratellastri e sorellastre con padri innominati e innominabili e una madre che si fa viva solo per scodellare (termine decisamente pennacchiano) un nuovo bebè. Protagonista principale e narratore (quando se ne ricorda) è Benjamin, il fratello maggiore, di professione capro espiatorio (cioè se succede un terribile delitto, tutti gli indizi incolpano lui che in realtà non centra niente). Attorno a Benjamin ruota una schiera di personaggi, uno più strampalato dell’altro: dalla suora-poliziotto al commissario-Napoleone; dalle puttane (anche questo è un termine decisamente pennacchiano) di buon cuore all’illusionista talmente bravo da essere invisibile anche al lettore; dallo slavo che traduce l’Eneide in croato al cane epilettico che predice il futuro. Il tutto sullo sfondo di Belleville, quartiere parigino famoso e popolare (famoso nel senso di famoso, popolare non nel senso di famoso). Ogni cosa è ricoperta da una sottile patina color giallo Mondadori degna della miglior Agatha Christie o della peggior Jessica Fletcher. Ma la trama finisce in secondo piano rispetto ai personaggi. Lo stile di Pennac è profondamente grottesco. Riesce a rendere agghiacciante una scena poetica e poetica una scena agghiacciante. Il tutto condito da volgarità mai gratuite. |
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| Leggetelo se: siete dotati di una buona dose di filosofia di vita e di un sottile strato di pelo sullo stomaco. | ![]() |
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(by vlad)
Tags: Daniel Pennac, Malaussène
Sotto spinte creative di Hermione (fornitrice del titolo per la categoria: vedi tra i commenti di Si può tifare per la camera?) e la buona volontà di vlad che propone il primo articolo, si può aprire l’ambito letterario del regno di Gigionia.
Ogni contributo sarà ben accetto, che sia un resoconto e critica di Guerra e pace o un breve appunto su Motori in pista
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| Dopo tre anni di attesa, Jerry Bruckheimer e la Disney hanno ammainato le vele piratesche e sono tornati a raccontare le avventure di Nicolas Cage nei panni di Benjamin Gates. Urrà!!! Adoro Il mistero dei templari: è uno dei pochi film in cui Cage sembra a suo agio nella parte. Il mistero delle pagine perdute è un degno seguito. Come accennato dal titolo, questo film è irreale: non credo che George W. Bush si possa rapire con tanta facilità, che si possa entrare nella stanza privata della regina Elisabetta II e nella Stanza Ovale. Un giorno mi farò arrestare nel tentativo di parlare a quattrocchi con Napolitano, solo per provare che è irrealizzabile Cosa allora si può salvare di questo secondo episodio di tre ? (sì, lo trilogizzano! Ma rispetto ad altre trilogie la trama del secondo capitolo ha una conclusione, notevole direi) Rimane un discreto impianto scenografico, ottimi effetti speciali e un superlativo entusiasmo nell’avventura e nella scoperta che traspare in tutta la pellicola. I dettagli storico-culturali saranno stati curati all’inverosimile, meno alcune scelte di montaggio e delle luci (possibile che abbiano tenuto una ripresa con la telecamera schizzata d’acqua? Mancanza di fondi o scadenze ristrette? Alla fine la storia d’avventura c’é, movimentata e romantica. A volte si perde il senso logico di causa-effetto e di come scoprire un tesoro possa salvare dall’ignominia una persona, ma non per tutti questo è importante suppongo Giuro che mi è piaciuto. Non so immaginare come sarebbe venuto l’articolo se il film mi avesse fatto schifo. |
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| Valutazione finale: noleggiate il DVD con gli extended.Con un home theater avrete anche l’effetto cinema.
Con dei bambini piagnucolosi attorno avete l’opportunità di vederlo nelle stesse condizioni in cui lo visto io in sala. |
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Titoli vagliati:
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Tags: Diane Kruger, Ed Harris, Il mistero delle pagine perdute, Jon Voight, Justin Bartha, nicolas cage
| Durante le vacanze di natale è un rito familiare andare a vedere un cartone animato. Da piccolo papà accompagnava me e i miei cugini a vedere “Oliver e Company” e altri film Disney. Ora che siamo tutti cresciuti, ci andiamo da soli. Un giorno forse sarò io ad accompagnare qualcuno Quest’anno la scelta è caduta su “Bee Movie” Come il primo Shrek, è un prodotto Dreamworks pensato per i bambini e arricchito di battute per gli adulti. Non è affatto un B-Movie!!! Lo studio grafico è eccezionale, al pari di Madagascar e Shrek per intenderci. La trama è semplice per la comprensione di tutti, ma si presta a più letture. Un film da vedere e rivedere direi La giovane ape Barry, diplomata con il corso delle 9:15 (dopo 3 giorni di elementari, 3 di medie e 3 di superiori) si trova di fronte ad una scelta vincolante nella vita di un’ape. Il lavoro! Il ruolo all’interno dell’alveare è unico nella corta vita dell’ape e per Barry questo è inconcepibile. Quindi decide di scappare per un giorno dall’alveare e esplorare l’esterno. Nella sua gita conosce Vanessa, una fiorista, e infrange una regola apese: “Mai parlare con gli umani”. Le api parlano, ok! regolare, è un cartone animato. Da questa amicizia trae numerose informazioni sul mondo esterno e soprattutto viene a scoprire che alcune api vengono tenute in schiavitù, ingannate e affumicate da umani che traggono beneficio dal miele. Ne nasce una battaglia legale “api contro apicultori” che porterà più danni (l’estinzione di gran parte del genere vegetale e animale, non poco Finisce con una mucca che confessa a Barry di sentirsi a volte solo un pezzo di carne e una zanzara che dichiara che è sempre stata un parassita succhiasangue e le mancava solo la ventriquattrore per essere scambiato per un avvocato. |
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| Bello! Bello! Bello! Tanti temi, forse poco approfonditi. Ma è un cartone per bambini. Credo che vada bene così Che voi odiate le api o no, vale la pena vedere questa storia. |
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Tags: Bee Movie, Dreamworks
Buon Natale! Ci rivediamo e risentiamo e riscriviamo l’anno prossimo.

Vi lascio con questo quadro
Spero che al ritorno abbia un buon titolo. Ciao.
Domenica siamo andati ai mercatini di Natale.
Per tutti quelli che non sono venuti grazie per la solidarietà a distanza, per gli altri grazie per la compagnia.
Dopo indecisione iniziale su dove andare (ogni città da Verona in su ha la sua piazza gonfia di casette di legno) abbiamo optato per Bolzano.
Non è il primo anno che andiamo a vedere mercatini, siamo dei veterani ormai (per chi non ricordasse può rileggere l’articolo dell’anno scorso “Lasciate in pace i carillon“)
Bolzano ha almeno tre svantaggi:
Risultato: arrivi più tardi ai mercatini, giri la grande piazza, mangi, giri i negozi e torni a casa. Come a Trento, dopotutto.
Sostanzialmente, non condivido lo stile di guida di Marco, troppo lento e troppo sdraiato secondo me. Ma la permanenza prolungata nella sua auto ci ha dato alti argomenti filosofici di cui dibattere:
In piazza, oltre a stand gastronomici e d’artigianato, c’erano anche delle simpatiche ragazze (brutte come la morte) che fornivano un servizio gratuito di illusione affettiva, con abbracci dalle loro nerborute fattezze.
Io ho evitato dicendo: “Sono allergico, poi mi gonfio tutto” .
Di rilievo in piazza c’era uno stand con strumenti musicali artigianali: tamburelli, chitarre, scacciapensieri (o “quel coso che si mette in bocca“) e xilofoni (@Marco: Basta con la reclame Barilla!!!). Lasciate in pace gli xilofoni!
L’unico stand che ha fatto salire la nostra fame è stato quello dei panini caldi (4 euro per un piccolo panino con speck e formaggio affumicato, poteva valer il prezzo)
Al ristorante, c’é chi ha preso i primi (penne e gnocchi), chi la pizza e chi il gulasch. Il cameriere ci ha sconsigliato di prendere una pizza segnata come specialità della casa (non so se fosse per poca voglia o fosse “un cibo da crucchi“, come ha sostenuto lui). Io ho ripiegato su un gulasch, Marco su un’altra pizza.
Non so cosa ci trova di bello la gente nel consumismo dei mercatini di natale. Sono sempre gli stessi, uguali identici di anno in anno per tradizione.
Meno male che è stata una bella giornata. Ma il prossimo anno vagliamo con attenzione se andare a Verona, che è più vicino ![]()